Disinformazione: quanto è facile farla e perché fa guadagnare

Qualche anno fa gestivo il sito ildisinformato.it e, con un tema di collaboratori, siamo riusciti a fare litigare (davvero) Pupo e Salvini, oltre che a far uscire notizie false su vari quotidiani nazionali molto importanti… com’è possibile?

Cos’è la disinformazione

Tecnicamente, la disinformazione non è il divulgare notizie false ma la divulgazione di informazioni (vere) volta a confondere o modificare l’opinione di una persona. In poche parole, notizie vere vengono divulgate in modo da ottenere un risultato opposto al motivo per il quale le stesse informazioni erano state divulgate.

Facciamo un esempio: su una strada molto trafficata di Palermo, muore l’ennesimo pedone dell’anno. Questa è un’informazione. Un’informazione faziosa è se io vi dicessi che l’ennesimo morto c’è stato perché il Comune non ha installato un semaforo pedonale o dei dossi artificiali… e non è così! Perché l’ennesimo morto in realtà c’è stato per l’inciviltà di chi guida.

Quando da informazione faziosa passiamo a disinformazione? Prima non vi ho detto che l’autista è senegalese e che il morto era una madre in cassa integrazione. Entrambe informazioni vere, ma inutili ai fini informativi. Dandovi queste informazioni, io vi porto a provare odio per i senegalesi empatizzando con la “povera” madre.

Perché la disinformazione è più facile dell’informazione

Dare informazioni è complesso: bisogna verificare le fonti, evitare di essere faziosi, destreggiarsi tra l’essere sintetici (superficiali) e il risultare prolissi (dettagliati).

La disinformazione, capito il meccanismo, è invece alla portata di tutti. Se arrivi tardi al lavoro e hai un amico malato, puoi dire in ufficio che un tuo caro sta molto male. Questa notizia detta al momento giusto farà intendere che sei arrivato in ritardo PERCHE’ il tuo amico sta male, quando in realtà tu non lo avrai detto e gli altri saranno stati liberi di pensarlo. Questa è la disinformazione e, almeno una volta nella vita, l’abbiamo fatta tutti. Quando inizi a farlo per professione, puoi davvero arrivare a manipolare due persone a distanza senza tanto sforzo (vedi il caso di Salvini e Pupo).

Perché disinformare paga?

Fare informazione costa tanto, perchè devi pagare bravi giornalisti, che fanno ricerche e studiano. Per un articolo va via un giorno di lavoro, per un costo (da listino dell’Ordine dei Giornalisti) tra i 60 e i 150 euro.

Per fare disinformazione non serve particolare tempo: prendi il pezzo di una notizia vera, lo metti accanto a un’altra notizia vera e lasci che gli altri arrivino a conclusioni sbagliate… e queste conclusioni sono quelle che piacciono! Si, perché l’essere umano prova più piacere nel potersi schierare, a favore o contro qualcosa. Quindi, leggere disinformazione dà lo stesso piacere di leggere un libro, ma è mille volte più semplice perchè i lettori potranno riempire con la loro fantasia i buchi nelle disinformazioni. La felicità produce clic sui siti, audience in tv, chiacchiera al bar, così la disinformazione crea leggende metropolitane e le classiche bufale, mentre gli inserzionisti pagano e il disinformatore guadagna.

Quando pubblicammo su “ildisinformato.it” la notizia che fece litigare Pupo e Salvini, in pochi giorni guadagnammo centinaia di euro.

La prossima volta che vi danno informazioni vaghe lasciandovi intendere qualcosa, cercate di ricordarvi cos’è la disinformazione e chiedetevi se è il caso di far guadagnare qualcuno alle vostre spalle.

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